Dedicato a chi perde

Come molti di voi seguo diversi personaggi su YouTube.

Uno di questi per cui nutro grande stima è Marco Montemagno, il vecchio “zio Monty” 

Il 20 gennaio si è lasciato andare ad un video particolarmente introspettivo che, forse perché anche io di malumore, mi sono trovato a condividere e mi ha fatto venire la pelle d’oca e una (piccola) lacrimuccia.

Tutti noi abbiamo le nostre cicatrici, ma bisogna essere particolarmente forti per ammettere le sconfitte e mostrare i segni in piazza.

Di seguito due risate amare con Homer  Simpson, poi il testo dell’intervento di Monty e in fondo a questo editoriale il suo video.

 

 

Sono tutti fenomeni online: non perdono mai. La vittoria. La vittoria per loro è il pane quotidiano e invece nella mia esperienza, nella mia vita professionale, la vittoria è rara, la sconfitta è quotidiana, la sconfitta è eterna… tutta la vita; nella tua vita imprenditoriale hai a che fare con la sconfitta.

Uno dice “in fondo la sconfitta è fatto di percezione, non esistono sconfitte esistono solo soluzioni”.

Ma va a cagare! La sconfitta fa male, un male bestia. Se uno ti mena, fa male altro che! Non è un fatto di percezione.

Il giorno dopo di una grande sconfitta, di un grande flop, di una grande delusione hai quella sensazione come se i neuroni fossero pieni di lividi. Quell’imbarazzo che ti mordicchia via la pelle: sensazione orrenda che vai in giro (quando si poteva andare in giro) e tutte le persone che ti guardano, pensi:  “lui sa che io ho floppato” e ti guardano come in una puntata dei Simpson quando c’è lui nudo attaccato al palo e arriva il tizio che fa: “ aha , aha, aha…” e va avanti per delle ore e tu sei lì che subisci di più la sconfitta.

Non è un fatto di percezione. C’è.

Oppure uno dice “no però la sconfitta se tu visualizzi… volere è potere…” e tutte ste menate qua o tu fai tutte le tue belle visualizzazioni e immagini tutti gli scenari in cui sei Batman che vince sempre e poi però inevitabilmente perdi.

Io mi ricordo una volta clamorosamente sconfitto in Germania: match decisivo contro il cinese molto forte. Mi sono ritirato per 45 minuti a visualizzare e a pensare nel dettaglio la partita per concentrarmi e caricarmi; poi sono sceso in campo e questo mi ha preso a pallate, a pallate davanti al pubblico; volevo solo che quel match finisse; una sensazione di vergogna. Il team mi ha lasciato lì poi perché ero l’italiano della squadra tedesca ma era come dire “non sei neanche degno di salire sul pulmino. Vergognati”.

La sconfitta che roba brutta. Che cosa si fa non lo so. Io da ragazzino volevo nascondermi quando c’erano questi momenti volevo soltanto dire basta, fine della storia, non gioco più.

E poi ti rendi conto invece che se vuoi provare a fare qualche cosa. Se vuoi fare qualche cosa un po’ di diverso, di innovativo, se hai una tua ambizione di qualche tipo devi passare lì, da sta cazzo di sconfitta: non c’è niente da fare, non c’è un percorso alternativo, la stradina con lo scivoletto lì di fianco, non esiste. Quella roba lì ci devi passare in mezzo e non è affatto la piacevole o divertente però quella è la strada, o ti ritiri oppure provi a metterci un valore aggiunto di tenacia di desiderio, ci metti un po’ di coraggio, ci metti il cuore.  A volte perdi, “ci ho messo il cuore” però vuol dire che la prossima volta proverai a far meglio e l’altra cosa assurda, il paradosso della sconfitta, è che tu non è che la volta dopo non perdi: la volta dopo perdi sicuro, ugualmente però hai un po’ migliorato, perdicchi un po’ meno insomma, un costante invecchiamento; non è che non invecchi più e continui a perdere uguale in tutta la tua attività, però ci convivi.

Ecco una frase forse che mi aiuta ultimamente da quando in Inghilterra è: “It is what it is” ovvero “è quello che è” che non è una frase arrendevole ma una frase che prende atto della situazione e poi si va avanti e si va avanti.

Non posso sempre stare indietro a guardare nello specchietto retrovisore ragionare su robe che sono successe trent’anni fa. No vai avanti è quello che è, me ne faccio una ragione poi il tempo dirà chi aveva ragione.

 

Marco “Monty” Montemagno

Brighton (UK) , 20 gennaio 2021